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La storia di una catastrofe

Alle ore 19:00 del 9 scorso, queste parole hanno dato inizio alla serata dedicata al ricordo della tragedia del , configurata all’interno della .

La dell’articolo Sessant’anni dopo il disastro del Vajont de “Il Giornale della Protezione civile” ha permesso ai soci e ai cittadini, convenuti presso la sede della , di confrontarsi su di un evento talvolta troppo lontano nei ricordi, talvolta poco conosciuto, ma che tanto ha fatto parlare di sé da quel .

Commozione e silenzio hanno accolto la fine della lettura: un resoconto degli eventi accaduti; di tutto quello che si sarebbe potuto fare per evitare la tragedia; l’insieme delle testimonianze di chi è sopravvissuto perché fuori città, di chi ha perso la propria famiglia e di chi lottava per la popolazione locale, senza arrendersi nonostante le difficoltà.

Un intervento del socio Vito Perez ha aggiunto dei dettagli poco noti riguardo il Vajont. Egli ha avuto la possibilità di visitare quei luoghi colpiti dalla tragedia a dieci anni di distanza, nel 1973, ascoltando testimonianze dirette, riportando dettagli tecnici riguardanti la frana in atto e la creazione successiva di un villaggio vicino Maniago con diverse case a schiera, concesse ai parenti delle vittime.

L’intervento della Presidente Teresa Pastorelli ha spostato il focus sull’uomo. Qual è stato il peso dell’uomo in tutto questo? Si è trattato di una tragedia inevitabile, causata solo dalla natura o l’uomo ha avuto un ruolo fondamentale per il susseguirsi degli eventi?

Raccoglie dapprima la domanda il socio Emanuale Montanaro affermando che l’uomo ha avuto un ruolo centrale, mosso, soprattutto, da interessi economici.

Dopo altri brevi interventi volti a rafforzare questo concetto, si è deciso di procedere alla visione del di Renzo Martinelli: “Vajont”.

Il film ripercorre in ordine cronologico gli eventi a partire dalla fase di lavorazione della diga nel 1960, al suo completamento, per poi concludersi nel giorno del 9 ottobre 1963. Tramite il filo del racconto e del romanzo è stato permesso agli spettatori di essere accolti dalle famiglie del Vajont nella loro realtà. Una realtà simile nel quotidiano a quella di molti, solo immersa in una natura che fa da padrona: talvolta madre, talvolta matrigna. Resa tale, in questa occasione, dall’intervento umano.

Martinelli, infatti, riesce a far comprendere tramite la sua opera, come coloro che erano a capo del progetto e si occupavano della sua realizzazione fossero a conoscenza del pericolo cui sottoponevano migliaia di persone, ma che deliberatamente avevano deciso di non prestare ascolto e di zittire chiunque provasse a fermare i lavori per la possibilità di una frana.                      Potevano solo intuire, invece, i cittadini di Longarone, Erto e Casso, le cui case erano piene di crepe a causa di terremoti che facevano presagire il peggio. Presagivano che una montagna il cui nome è Toc che nella lingua locale vuol dire “marcio, zuppo”, non avrebbe sostenuto il peso di un progetto di tale portata.

Avevano ragione. La frana era in atto e alle ore 22:39 di quel 9 ottobre, gli orologi si sono fermati all’unisono. Longarone, Erto e Casso erano scomparsi al di sotto dell’acqua e del fango. Non c’erano più case, né i loro abitanti. Solo una distesa di lapidi, spesso senza nome e senza alcuno al di sotto rimane a di chi ha perso la vita in quel disastro

Conclusa la visione, gli spettatori hanno espresso le loro opinioni ritornando su quella domanda iniziale sulla centralità umana, seguite da disamine sul business e sulla corruzione e sul fatto che spesso per il denaro si è ciechi davanti alla verità. “Erano in ballo miliardi” – afferma uno dei soci -“Non se la sentivano di rinunciare a tanto per una tragedia possibile in futuro”.

Un altro tema emerge dalla discussione a seguire. La popolazione dei paesi colpiti era stata influenzata dall’opinione di esperti, luminari, geologi che affermavano con decisione che tutto procedesse nel migliore dei modi e che non vi fosse alcun pericolo, anche a poche ore dall’imminente disastro, quando la frana discendeva ormai lungo la montagna. Molti, riponendo fiducia in questi esperti, avevano deciso di non abbandonare le proprie case.

La conoscenza poteva evitare questa tragedia?

Interviene la Presidente Pastorelli affermando che conoscere diverse situazioni ci crea liberi di decidere ed orientarci secondo ciò che per la nostra mente è giusto fare.                                              La lettura o la conoscenza ci rende liberi di non farci influenzare.

Soprattutto nella settimana della lettura non possiamo non ricordare a noi stessi e a coloro che ci circondando che leggere è importante per evitare anche tragedie umane.

 

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